Un culo da favola. (hall)


Nella hall dell’Ostello l’uomo che di recente ha abbandonato giacca e cravatta è in cerca di un giornale. Più precisamente è in cerca di un annuncio pubblicato su un giornale. Indugia un po’ sulle riviste datate del tavolino d’ingresso: magazine di moda, settimanali religiosi, una rivista specialistica di pesca, ma nessuna traccia di quotidiani. Gli viene incontro un indizio, che alza la mano per ricondurlo alla conversazione che avuto sotto la doccia con il nano: il cestino della vicina. Se farà in fretta, riuscirà a raccogliere il giornale da quel cestino prima che passi Michelle.


Culo da Favola– Ciao, sono Maria Gloria.
– Michelle?
– Scusi?
– Michelle, ho letto l’annuncio. Non sei tu?

La ragazza è in bilico tra il riattaccare o continuare la conversazione, ma poi si dice che forse deve essere sfuggito ancora qualche annuncio pubblicato a nome di Michelle. In fondo, tanto tempo fa, pubblicava gli annunci con quel nome. Pensa che sarebbe meglio chiamare la redazione del giornale per lamentarsi, ma intanto cerca di deglutire il disappunto e tirar fuori un tono giocoso.

– Certo Signore. Sono Michelle! Cosa posso fare per lei?
– Vorrei incontrarti. Lo fai ancora, vero?

L’esitazione sale di un altro gradino ora. Si dice che forse dovrebbe smetterla di pubblicare quegli annunci: sono appuntamenti a cui non si presenta ormai; eppure continua a farlo, risponde alle telefonate, annuisce spesso, gioca su quel filo per fedeltà. È fedele all’inganno che possa essere ancora tutto come prima, casomai ci ripensasse.

– Si capisce!
– Bene, dove possiamo incontrarci?
– Ci vediamo al bar Alfredo in Piazza dei Greci, oggi pomeriggio alle quattro.
– Come faccio a riconoscerti? Sai, non vorrei fare gaffe con altre ragazze.
– Ho un caschetto corto biondo e un culo da favola.

Il coinquilino di Michelle sa che mente anche su questo ora. Maria Gloria, caschetto biondo, è l’immagine in dissolvenza a cui Michelle non ha ancora rinunciato. Il culo da favola resta l’unica cosa a cui pare essere fedele nel parlare di sé a quel cliente che (crede) non incontrerà mai.

– Molto bene. Allora alle 4, al bar Alfredo.
– Si, alle quattro. Caschetto biondo, seduta ad un tavolo a bere un cappuccino.
– Non vuoi sapere niente di me?
– Io so già tutto di lei, Signore.

La situazione si inverte. Per un attimo è lui a pensare di essere stato smascherato e cerca di recuperare terreno.

– E cosa sai di me?
– Conosco questo tipo di voce. So cosa piace a quelli che come voi.
– E che tipo sono io?
– Sei uno che sa d’avere la certezza di potersi permettere un culo da favola come il mio. Chiedete molto voi. Ci chiedete tutto perché intanto pensate che non esista nulla che non sia alla vostra portata.
– Sai una cosa, Michelle? Io vorrei solo fare due chiacchiere, ma le confidenze non sono in vendita, non è vero?

Un sospiro lungo, di cui pare persino di percepire il calore.

– Alle quattro, Signore.
– Alle quattro, Michelle.

4 Comments:

  1. …autostima…sconosciuta virtu’.

  2. Una vera meraviglia questo blog, mi ci sento proprio a mio agio.
    E ne ho da leggere, questo è sicuro.
    Complimenti, un saluto,
    Irene.

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