Sono io il Guardiano! (colpi di scena)

Sono passate da poco le nove di sera. Quasi tutti gli abitanti dell’ostello hanno finito di cenare e stanno per ritirarsi nelle loro stanze, quando due voci fungono da richiamo, attirandoli nella stanza con il camino che, in questa stagione, inizia ad essere acceso nelle serate piovose. Le voci sono quelle del nano e del prete, e pare che l’oggetto di quel contendere sia il Guardiano. Alla discussione assistono tutti tranne Delian, che è rimasto nella sua stanza in bilico sulla richiesta di riscatto che ha appena ricevuto.

Sono io

– Devi smetterla con i tuoi inganni e le tue regole. Ti dico che nessuno ha mai visto il Guardiano qui dentro. Sei come tutti quelli che si proclamano portavoce di Dio, pretendendo di insegnare agli altri ciò che in realtà non è altro che la loro personale dottrina. Non esiste nessun guardiano e che tutti lo sappiano!
– Sarebbe a dire quindi che Dio non esiste? Nella tua proporzione io starei ai preti come il Guardiano starebbe a Dio, è questo che stai dicendo? Sei un’ipocrita! Ecco cosa sei! Nessuno ti ha ordinato il sacerdozio, ma ci credevi finché non è entrata in chiesa quella donna; e allora hai rinnegato quel voto che tu stesso, un giorno, hai pronunciato con convinzione.
– Non mi mettere in bocca parole che non ho detto. Qui si sta parlando del Guardiano, che pretende di stabilire le regole di comportamento di questa comunità, invia messaggi tramite la tua bocca, ma non si fa mai vedere.
– E paga i conti a chi non può pagare. Te ne sei dimenticato? È il suo ostello questo, nessuno lo obbliga a darvi rifugio, come nessuno obbliga te a restare qui se le cose non ti stanno bene.

I coinquilini dei due contendenti oscillano tra il sostenere l’uno e l’altro, senza riuscire ad avere una vera inclinazione verso uno dei due, finché il prete non interrompe questo incanto.

– Signora Marilù, lei ha mai visto il Guardiano da quando è entrata qui dentro?
– Guardiano, dice? Il Guardiano del cimitero dove hanno seppellito mio marito?
– Avanti Signora Marilù! Il Guardiano dell’ostello. Lasci stare. E tu Michelle? Sei stata accolta dal Guardiano al tuo arrivo?
– No mon cher, c’era il nano seduto nel suo ufficio quel giorno.
– Ecco, appunto! E lei Signor… Businessman? Come si chiama lei?
– Io mi chiamo Biagio. Non ho visto il Guardiano nemmeno io per il momento, ma se il nano è il suo portavoce mi sembra normale che sia stato lui a parlarmi per suo conto.
– Oh guardate un po’: un altro che non ha mai visto il guardiano! E tu Alis? Lo hai visto tu, almeno una volta?

Alis scuote la testa con imbarazzo, gli occhi rivolti alle scarpe. Geronimo fa per dire la sua, ma si arresta mentre si accorge che nessuno crederebbe ad una parola dei suoi primi giorni lì dentro.

Il nano sembra essere in difficoltà, per un momento, schiacciato al muro da troppi occhi. Poi accade uno di quei colpi di scena, che sono soliti manifestarsi nei film.
Entra un uomo alto, nerboruto. Porta un cappello da marinaio abbassato sugli occhi, e il resto del visto nascosto dietro un’ispida barba bianca. Nessuno lo hai mai visto. Nemmeno il nano pare riconoscere quell’estraneo. Si pianta al centro della stanza e inizia a parlare con tono burrascoso.

– Sono io il Guardiano qui dentro. C’è qualche problema?

Nonostante l’aria di minaccia che l’uomo ha fatto entrare con sé nella stanza, sembra che tutti ora stiano tirando un sospiro di sollievo. Tutti tranne il nano che si staglia ai piedi di chi si è appena proclamato guardiano e, dalla sua piccola altezza, con coraggio, cerca dal basso gli occhi che l’uomo nasconde sotto il suo cappellino da nostromo. Poi, quasi sottovoce ma sufficientemente forte perché gli altri riescano a sentire, pronuncia la sua verità.

–Non so chi tu sia perché non ti ho mai visto, ma tu non sei il Guardiano! Bada bene tu!
Il Guardiano sono io qui dentro.

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