Ombrello nero. Smarrito. (tutte le stanze tranne una)


Per i muri dell’ostello sono comparsi molti annunci, attaccati ai muri in modo maldestro, con delle puntine. Sono tovaglioli, pezzi di carta da forno, pagine di giornale. Il messaggio è sempre lo stesso, scritto con un pennarello nero indelebile dalla stessa mano. Sembra dettato dal singhiozzo d’un telegramma.

Ombrello nero. Smarrito. Urgente.
Ricompensa a chi lo restituisce.
Stanza 305.


Ombrello nero– Nano, devo parlare con il Guardiano. Subito.
– Cos’è questa fretta? Cosa vuoi da lui?
– Una perquisizione di tutte le camere. Il mio ombrello nero è sparito.
– Perché tanta fretta? C’è il sole. Siamo lontani dai periodi delle piogge.
– Non fare tanto lo spiritoso, sai? Lo sai che non uso quell’ombrello per la pioggia, tanto più che non esco di qui da un bel po’.
– Ti ho già detto che devi parlare con quella ragazza! Parlare! Non puoi continuare a sventolarle l’ombrello nero dalla finestra e scriverle messaggi sotto la porta. Ma vuoi crescere una buona volta?
– Nano, ti prego. Quell’ombrello la tiene in vita.
– Non diciamo fesserie! Sei tu che la tieni in vita, non il tuo ombrello!
– Parlerai con il Guardiano allora?
– Parlerò con il Guardiano appena potrà ricevermi. Intanto è bene che trovi una soluzione. Non abbiamo mai perquisito le stanze degli abitanti in questo posto e non credo che inizieremo a farlo ora.

Delian decide di fare da sé e prende a bussare a tutte le stanze dell’ostello tranne una: quella di Alis. Inizia dall’abitante della stanza 101. Bussa tre volte, ma non risponde nessuno. Quando ha già voltato le spalle, però, Michelle compare. Pare essere in buona compagnia.

– Scusate, avete visto il mio ombrello nero? Non lo trovo più.
– No, carino. Ma posso imprestarti il mio ombrello se vuoi. Non è nero, ma..
– Ah, non importa… Lei, Signore, lo ha visto per caso?
– No ragazzo, mi dispiace. Le volte in cui l’ho visto era sempre con te.

Delian sale alla stanza 405 per parlare per la prima volta con Geronimo. Non vorrebbe farlo: non gli piacciono quelli che tengono attaccata la propria vita ad una bottiglia. Certo, ora ha smesso, ma Delian è uno che non si fida di nessuno, come gli altri abitanti del resto. Tuttavia l’urgenza del ritrovamento sopisce ogni riluttanza.

– Scusa, hai mica visto il mio ombrello nero?
– No, non vedo più ombrelli neri, borse di Mary Poppins, cavalli viole o nani parlanti da quando non bevo più. Ah no, i nani parlanti li vedo ancora, ma niente ombrelli neri. Questo è sicuro.

A fianco alla stanza di Geronimo, c’è quella del prete: la stanza 407. Non pensa di poter cavare nulla da quell’uomo che non fa che parlare da solo contro un muro. Tuttavia non può lasciare nulla di intentato.

– Scusi Don.
– Ti ho già detto di non chiamarmi Don.
– Beh, mi scusi fratello, fratello va bene? Dunque, ha mica visto il mio ombrello nero?
– Fai lo spiritoso tu. Pensi che per il fatto che sia stato un prete e che sia sempre vestito di nero, dovrei portarmi in giro ombrelli neri? Come un becchino? Un uccello del malaugurio? Mi vedi così?
– Lasci stare.

Rimane solo la stanza della smemorata, la stanza 301. Chiedendo a lei qualsiasi cosa che riguardi il presente, si riceverà una risposta dal lontano passato. Tuttavia, Delian, confida in uno di quei rari momenti di lucidità.

– Signora Marilù.
– Si, caro.
– Può aprirmi la porta?
– Parla pure da lì che ti sento. Non sono mica sorda.
– Signora Marilù, ha per caso lei il mio ombrello nero?
– No, mi dispiace. Io ho solo un ombrello blu.
– Magari le sembra blu scuro, ma è nero!
Diamine se è blu quell’ombrello! Ho ancora la mani sporche di blu.
– Per favore, me lo faccia vedere un attimo.
– Allora lasciami guardare nella roba da cucire.
– Signora Marilù, Signora Marilù, Signora Marilù!

La Signora Marilù non risponde… L’ombrello nero non c’è più. Smarrito.

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