La temperatura dei corpi. (stanza 101)


– Ti è mai capitato di avere freddo a letto? Sai, quando le coperte non ti bastano, ma non riesci a scrollarti di dosso il torpore, e alla fine sei costretto ad avvolgerti in te stesso?
– Si, certo. Ho presente.
– Beh, ti è mai capitato che ci fosse qualcuno nel tuo letto a riscaldarti?
– Si, per molto tempo c’è stato qualcuno.
– Hai mai pensato al fatto che due corpi, insieme, riescano a generare calore?

Temp CorpiL’uomo d’affari, con la precisione da cui è condotto, si è presentato all’appuntamento con Michelle, puntualissimo. Solo che alle quattro in punto non è andato al Bar Alfredo, ma ha bussato alla stanza 101: Michelle è trasalita. Perché all’appuntamento, al Bar Alfredo, avrebbe dovuto esserci solo il suo cliente ad aspettare l’ombra di se stessa. Invece non sapeva che quel cliente fosse uno dell’ostello né che questo conoscesse il suo segreto.

Lo ha fatto entrare. In realtà ha finto di non esserci, lo ha fatto bussare a lungo, ma poi lui ha iniziato a parlare.

– Michelle, lo so che sei lì. Avevo appuntamento con Maria Gloria al bar Alfredo, ma poi ho pensato di venire da te anziché andare da lei. Aprimi!

Alla fine lo ha fatto. Ha accettato senza vergogna che quell’uomo abbia svelato il suo inganno.

– Io sono questa. E ora cosa vuoi?

L’uomo d’affari, per una volta, è arrivato ad un appuntamento senza una strategia, senza un programma da seguire e si sente improvvisamente vulnerabile. Non sa perché sia lì dentro. Forse vuole solo afferrare il significato di qualcosa che gli sfugge. Non lo sa.

– Vuoi scopare?
– Come puoi pensarlo?
– Beh, chiami il numero di una puttana e bussi alla sua porta: venite per questo, no?
– Io vorrei solo parlare. Ci laviamo nello stesso bagno, mangiamo nella stessa cucina, restiamo svegli sotto lo stesso tetto la notte; eppure non ci siamo mai parlati. E poi, si, ero curioso riguardo al tuo mestiere, quello che facevi prima, ma non sono venuto per fare sesso.
– Allora qui non c’è niente per te.

Michelle apre di nuovo la porta, questa volta per farlo uscire, ma alle sue spalle lui sta facendo una montagnetta di caffè nel filtro della moka. Michelle non vuole che si trattenga lì per bere un caffè, per parlare addirittura. Questo contatto umano rischia di inseminare quella terra gerbida nella quale si è abituata a vivere e non può permettere che quella terra si ammorbidisca perché sradicare la vita che torna a crescere, nonostante tutto, è troppo doloroso per accettarne il rischio.

Gli si scaglia addosso urlando, avvolgendo le parole nella sua lingua, che lui non conosce, che risuonano ancora più minacciose. Lui si lascia picchiare. Lascia che quelle braccia forti gli spacchino il naso pur di sentire qualcosa. Lascia che lei prenda a battere pugni sul suo petto e proprio mentre se la prende di nuovo con il suo viso, la solleva da terra e l’abbraccia. Lei picchia ancora più forte, vuol difendersi a tutti i costi da quel calore, ma alla fine si arrende. E finiscono a terra, l’una sopra all’altro, senza pudore, e in quella strana vicinanza si mettono a parlare.

– Ti è mai capitato di avere freddo a letto? Sai, quando le coperte non ti bastano, ma non riesci a scrollarti di dosso il torpore, e alla fine sei costretto ad avvolgerti in te stesso?
– Si, certo. Ho presente.
– Beh, ti è mai capitato che ci fosse qualcuno nel tuo letto a riscaldarti?
– Si, per molto tempo c’è stato qualcuno.
– Hai mai pensato al fatto che due corpi, insieme, riescano a generare calore?
– Beh, effettivamente c’è una legge fisica che definisce la propagazione del calore per conduzione, tuttavia non credo di essermi mai soffermato a pensarci. È un po’ come la legge di gravità. Camminiamo con i piedi per terra eppure non ci mettiamo a pensare che è per via della gravità.
– Vedi, nel mio letto sono passati davvero tanti uomini, ma nessuno si è mai fermato a scaldarmi. Esiste una legge anche per questo?

2 Comments:

  1. lorenzo o altro

    Ti ho fatto entrare
    con le tue colpe
    mi sono alzata
    le prime volte
    perché volevo far del mestiere
    senza pensare, senza godere.
    Fu un errore,
    pensarti uguale
    a chi per l’amore
    vuole pagare.
    Tu sei entrato
    col tuo bisogno
    d’essere amato
    come in un sogno.
    Tu m’hai poi scelto
    senza pensare
    perché se vuoi sia bello
    devi rischiare.
    Questo tuo fare
    mi portò paura
    perché sentii nel cuore
    secchezza ed arsura.
    «Stronzo» t’ho detto,
    «Grazie» ho pensato
    e nel tuo uscire
    senza ferire
    m’hai liberato
    e ho lacrimato.

    • Ciao Lorenzo,

      Non mi ero accorto del tuo passaggio perché mi sono allontanato dall’Ostello per un po’ di tempo.
      Grazie per la tua poesia.
      Torna presto.

      Il Guardiano

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