Chi è il Guardiano? (il nano racconta)


Accade di rado che gli abitanti dell’Ostello dei Folli si trovino a condividere la stessa stanza nello stesso momento. Vivono perlopiù confinati entro le loro stanze. Storie diverse eppure simili, separate soltanto da pochi centimetri di cemento. Tuttavia c’è un incantesimo che è in grado di stanarli dalla propria solitudine e tenerli insieme per alcune ore: le storie sul Guardiano. Vengono attirati per via d’un magnetismo potentissimo da quelle storie, che nessuno sa se siano vere, ma che tutti vogliono sentire.

Guardian– C’è uno nuovo ad ascoltare le mie storie stasera. Ehi? Dico a te, che porti i resti della tua giacca in mano. Hai fatto bene a fartela scucire da Marilù, intanto qui dentro non ti servirebbe quella giacca. Forza! Prenditi una sedia. Non restare sulla porta. Racconterò una storia che molti hanno già sentito. Io sono il più anziano qui. Non per età anagrafica, questo lo si vede, ma sono l’unico a vivere all’Ostello da quando venne aperto. Quando sono finito qui, una sera in cui nevicava fortissimo, il Guardiano ci abitava da poco. Ero stato picchiato da tre balordi, mi son trascinato sulle braccia, lasciandomi una scia di sangue dietro le gambe. Mi avevano spaccato la faccia, ma non è per quello che sono svenuto davanti alla porta di questo posto.
– Voglio sapere di quel maledetto guardiano!

Geronimo batte mani e piedi sulla sedia, spazientito, e subito infila l’occhio buono nel suo boccale vuoto. La testa del nano ora è incredibilmente grande, e deforme.

– Eh va bene! Vi parlerò di lui, anche se questa storia l’avete già sentita. Il Guardiano era una persona molto ricca. Pochi sanno il suo nome qui, ancora meno conoscono il suo volto. Non è vero?
– Io una sera l’ho visto entrare nel suo ufficio. E‘ grande e grosso! Mica come te, nano!
– Grande e grosso, dici? Geronimo, mi sa che tu avevi bevuto troppo quella sera. Nessuno, a parte il sottoscritto, conosce la vera identità del Guardiano, e se la conosco è perché sono qui da molti anni e lui di me si fida. Ecco perché sono il suo portavoce, io.

– Si fida di te mentre tu ne vai in giro a raccontare storie su di lui a tutti noi?

Delian, con il suo ombrello nero sottobraccio, guarda il nano con diffidenza. Pensa che sia solo un pettegolo egocentrico.

– Stai attento tu! Quello che racconto non è altro ciò che è giusto che si sappia. Per rendergli onore, dico io. Era un uomo molto ricco quando si è ritirato a vivere qui dentro, vent’anni fa; e da allora non è mai più uscito. Se volete saperlo, non aveva mica idea di aprire questo posto ad altre persone, ma è capitato la sera in cui svenni davanti alla sua porta. Questa villa è di proprietà della sua famiglia, una famiglia molto potente che lo ha rinnegato. Rimangono poche cose a quell’uomo oltre voi e questo posto.
– Noi?

Alis pare titubante. Si ritira dietro i capelli, incredula persino d’aver fatto quella domanda.

– Si, voi, con le vostre storie, le vostre vite: siete ciò che il Guardiano ha di più caro al mondo. Ha smesso di cercare un senso nella sua esistenza quando ha capito che questo posto poteva servire a persone come voi. Ma badate bene! Venite qui per fuggire da qualcosa, che credete d’aver lasciato là fuori, ma non fuggirete mai da voi stessi.

– Parlaci del Guardiano, nano! Perché è stato rinnegato?

Michelle arrossisce sempre quando parla davanti ai suoi compagni, ma il colore della sua pelle , clemente verso le sue insicurezze, le offre una sicura barricata.

– Ah! Io questo non lo so per certo.
– Non sai mai niente tu, ma alla fine sai tutto.

Il prete, per provocare, fa il gesto di andarsene, ma rimane fermo, seppur di spalle.

– Bada a quello che dici, tu! Il Guardiano era una persona diversa. Per anni ha tentato di modellare la sua diversità per amalgamarsi al mondo della sua famiglia, a ciò che ci si aspettava da lui, ma non ce l’ha mai fatta.
E poi ha trovato pace, quando ha smesso di cercare di essere ciò che non era. Diciamo che le apparenze lo hanno sempre preceduto, ecco.

– Allora il Guardiano è un mostro?

Il businessman – che è ancora nel limbo – pare avere un’intuizione, ma si arresta poco prima di rivelarla.

– Chiunque può essere un mostro. Dipende dagli occhi di chi guarda. Comunque la sua famiglia voleva avviarlo agli ambienti dell’alta finanza. C’era di cui non dormire la notte. E si è tirato indietro. Gli hanno preso tutto, alla fine, e lui non si è opposto. Nemmeno una letterina dal suo avvocato. Una sola condizione: che gli restasse questa villa e un riconoscimento mensile, che è ciò con cui mantiene chi non può pagare per stare qui. Vi è chiaro?
– Certo che questo proprio non ci sa fare con le trattative! Avrebbe potuto giocarsela meglio.
– La sai lunga, tu, perché sei un uomo d’affari, vero?
– No, io credo di non sapere più niente. Altrimenti non sarei qui dentro. Il Guardiano non parla più con la sua famiglia?
– Oh certo che gli parla. Parla con loro tutte le settimane, parla ad un telefono a cui qualcuno ha staccato il filo. Sono loro che non gli vogliono parlare. Ogni settimana il postino consegna una lettera rispedita al mittente.
– Per quale motivo?
– Perché lo credono folle, là fuori! Aver rinunciato ad una vita di successo: denaro, belle donne, una carriera sotto i riflettori, macchine potenti, un lusso tale da offendere la sua dignità. Questo almeno è ciò che dice lui.
– Il Guardiano non si è mai innamorato?

Marilù non può credere che abbia davvero rinunciato a tutto, non all’amore.

– Oh, si che si è innamorato! Ma questa è un’altra storia e la racconterò un’altra volta.

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